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Sensi ed apprendimento
di Gian Stefano Mandrino

Nulla: né bandiere, né cortei, né bei discorsi, neppure i tre colori su Facebook. Ciò che proviamo nel cuore, a proposito di Coloro, ai quali è stata strappata la vita nella notte di venerdì, appartiene solo a noi: sacro ed intoccabile, poiché legato a quelle sacre esistenze strappate. Ciò che pensiamo non è questione da sbandierare, non in questa indegna sede. Desideriamo, però, onorare la loro dipartita da questo mondo, continuando a fare ciò che Essi stessi stavano celebrando, ognuno a modo proprio, libero e condiviso, in quell'ora terrifica: vivere, facendolo nell'unica maniera, che conosciamo e, cioè, proseguendo nelle cose che ogni giorno con voi condividiamo ed in cui fermamente crediamo.

Un giorno, sempre più prossimo, chi verrà dopo di me, forse, si dovrà occupare di qualche struttura sorta a memoria di quella che sarà l'ennesima triste ricorrenza, un rinnovato focolaio da sindrome di Caino, virulento, ossessivo, che come una patologia più che cronicizzata, genetica, si interpone tra noi e quello che sentiamo essere la vocazione per eccellenza, che accomuna ogni esponente del genere umano: vivere, felici di vivere.

Se quei ragazzi avessero ripetuto in cuor loro i novantanove nomi di Allah, se avessero usato ciò che più di ogni altra parte del nostro corpo ci unisce a Dio, si sarebbero accorti del tragico baratro in cui stavano facendo cadere la propria esistenza e quelle di ignari simili. Se tutti noi, oltre a marciare per qualche isolato, avessimo meditato realmente su ciò che non sappiamo, invece di sentirci ipocritamente sazi delle nostre verità, avremmo scoperto che le nostre stesse vite sono il cibo di cui si nutrono le nostre esistenze, i nostri corpi, i nostri sensi, da cui le nostre menti attingono per esplorare il mistero della vita.


I sensi, già: per molti da sempre un pretesto per impadronirsi della vita di altri simili, per altri il motivo stesso del vivere.

Ecco, quindi, come si possa facilmente evincere, proprio riferendoci ai "sensi", il motivo dell'ennesima variazione di questa nostra sperimentazione dedicata ai musei. Siamo partiti dal testo di queste nostre pagine, organizzato per sezioni, con rigidi riferimenti alla rintracciabilità ed agli aggiornamenti, dedicato sia ai protagonisti della musealità che ai destinatari di questa, ai suoi fruitori ultimi, per giungere all'aspetto del come veicolare correttamente i contenuti da questo espresso, alimentando, di conseguenza, la lettura delle retroazioni da questi indotte. Abbiamo iniziato, così, ad esprimere gli argomenti anche attraverso l'introduzione di nuovi codici di colore, di immagini opportunamente ridefinite e coerenti con i contenuti proposti. La via, il tentativo, che ci siamo proposti di seguire è quello di includere, via via tutti gli aspetti della nostra sensorialità, passando, per gerarchia di risultato, a quelli emotivi, sino a giungere a quelli più prettamente cognitivi, ripartendo poi da questi ultimi, per rimodularne le varie sfaccettature, che le neuroscienze stanno evidenziando. Il principio di fondo, nonché obiettivo ultimo, è: "una didattica, una modalità cognitiva, per ogni encefalo", superando il concetto, sino ad ora utilizzato nei sistemi educativi nazionali, dello standard didattico generalizzato e, sovente, purtroppo, limitante e discriminante, riportandoci, purtroppo, al tema di apertura del disagio di tanta parte di questa umanità, che preda di vari poteri, pensa liberatorio l'annegarsi nel sangue delle vittime della propria frustrazione.

Con tale modalità sperimentale intendiamo anticipare una futura sfida del sistema museale, che, già per le entità più evolute, cerca nella tecnologia un aiuto per la definizione di nuovi mezzi espressivi, anche se in una visione ancora "barocca", molto emotiva, sovente solo funzione della propria sopravvivenza nel tessuto socio-economico, dove l'obiettivo è fare dell'atto cognitivo un qualcosa di più spettacolare, di più "facile", di meno impegnativo e magari divertente, molto lontano da una vera missione "didattica", non omologante o ancor peggio asservita a qualcosa d'altro, che non sia la promozione ispirata della condizione umana e della ricerca del suo significato. Il tutto, però, è già un inizio, che il nostro sito sperimentale desidera condividere con tutto il settore, come testimone intelligente (nel senso etimologico di teso a leggere nella profondità degli eventi) della vocazione di questo comparto, che è destinatario di importanti potenzialità, a cui è affidata la conduzione di una missione educativa individuale e sociale, complementare a quella di altre entità, quali: il sistema scolastico, quello universitario, quello editoriale, quello bibliotecario, delle arti e dei media, che formano una aggregazione funzionale, il cui compito è comporre una coscienza di genere...ma questa è un'altra storia.

Avremmo voluto presentare questi nostri convincimenti in momenti più "umani": ma la condizione umana non è assegnata gratuitamente al consorzio, di cui fanno parte coloro che, per esempio, possiedono la capacità di leggere quanto scritto in questa pagina, ma è il rebus che occorre risolvere. Così, ancora purtroppo, riferendomi alle ragioni del mesto tono di inizio, intravedo una rinnovata e mai cessata missione, per tutti coloro che si interessano di comprendere l'umanità. Molto probabilmente ai più converrà intraprendere la strada del codice di Hammurabi, cavalcando emozioni, sentimenti ed istinti: da sempre è così. Potrà innescarsi un effetto domino dirompente, tragico, di notevole durata, il cui esito non è facile prevedere. Eppure coloro che come noi, credono che la ragione sia la risorsa strategica della nostra specie, debbono impegnarsi per gettare la speranza oltre ad una manciata di anni. Solo la cultura, come quella che nel settecento illuminò dalla Francia il mondo intero, e prima ancora fu l'unica arma contro despoti e tiranni, può coltivare l'attitudine alla comprensione, che è la porta della tolleranza, dell'empatia e del convivere pacifico come scelta esistenziale di genere. Sono proprio periodi come questi, in cui occorre seminare nel pianto, che ci devono portare a credere che si raccoglierà nel giubilo di una umanità più consapevole del proprio ruolo e, anche se occorreranno ere geologiche, non si deve demordere e disperare.

Siamo il piatto in cui mangiamo, siamo ciò di cui ci nutriamo, in tutti i sensi.

"La semineranno per mare e per terra
tra boschi e città la tua buona novella,
ma questo domani, con fede migliore,
stasera è più forte il terrore".


(Fabrizio De André - Via della Croce - da "La buona novella - 1970")

Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- Sull'autrice delle opere, Ronit Baranga: http://www.ronitbaranga.com/



Coordinate di questa pagina.
Titolo: "
Sensi ed apprendimento" - Codice: INET1511151130MANA1 - Autore: Gian Stefano Mandrino - Ultimo aggiornamento:16/11/2015
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