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Dalla redazione
Musei e professioni
a cura della redazione di Network Museum

Non si può certo pensare alle scienze museali ed al comparto della cultura mediata, ritenendo, come purtroppo sovente una pessima informazione culturale sembra evidenzi, che musei, gallerie e mostre si allestiscano da sole, che il solo lavoro risieda, appunto, nella creazione di percorsi e che il mondo che ruota attorno a tutto ciò sia popolato da ministri, funzionari, curatori, direttori, giornalisti, guide e qualcuno alla biglietteria.

La quantità e la varietà di soggetti, che operano in ambito museale e della mediazione culturale, patrimoniale e contenutistica, è, forse, maggiore di quanto comunemente si possa immaginare o, almeno, un visitatore museale "tipo" possa sospettare.

Alla folta schiera di professioni e professionisti della cultura museale appartengono anche coloro che, soprattutto più per causa di forza maggiore che per scelta, partecipano al comparto ad intermittenza ed in modo "economicamente e socialmente precario". A questi occorre aggiungere i tanti, soprattutto giovani, che desidererebbero accedere a tali posizioni professionali, ma che trovano il settore, disordinato, congestionato e non ricettivo.

Le opere senza le persone in grado di permetterne il ritrovamento, la comprensione, la custodia e la fruizione, pur "presenti" non potrebbero "esistere",almeno per la maggior parte di noi e con esse tutto ciò che le stesse possano ispirare o indurre.


Network Museum, consapevole del ruolo fondamentale della risorsa umana nel processo intellettivo sociale, dedica una sezione, intitolata con grande creatività e senso di innovazione "Musei e professioni", alle persone ed alle professioni, che operano nel settore della cultura museale e mediata, proprio perché è dalle loro testimonianze che si possono attingere informazioni realmente aderenti alla realtà della condizione museale. Non è solo un atto di giustizia e di onestà intellettuale porre tale voce alla pari con quelle delle istituzioni e della politica: è un aspetto imprescindibile se si vuole differenziare una esperienza, come quella presentata da Network Museum, da quelle tante espressioni di mera propagazione e proliferazione a tamburo battente di agenzie stampa colme di "Cosa, dove e quando" o da tante sconosciute pubblicazioni per "addetti ai lavori", che non hanno incidenza alcuna e potrebbero essere, certamente, preziose se vi fosse, realmente, attenzione ai molti talenti presenti nel settore, ma senza alcuna possibilità di visibilità e confronto, men che meno a livello internazionale.

Siamo certi che, come accade quotidianamente a noi, scoprirete, attraverso la nostra nuova sezione, un universo di motivazioni, di ispirazioni, di sogni, di lavoro, di fatica, di valori, di concretezze, di impegno, ma anche di disillusioni, di tradimenti, di incomprensioni e, a volte, di fallimenti di un mondo che troppo pochi conoscono, sempre in balia di burocrazia e politica, del quale i cittadini vedono troppo sovente l'aspetto pubblico, patinato, banale e reiterato e non quello delle tante potenzialità in grado, veramente, di cambiare mentalità e destini.

Alcuni tra voi sosterranno la storiella, o meglio il mantra, che sarà la bellezza a cambiare il mondo! Auguriamo a tutti che possa essere così. Prima, però, ci riferivamo all'incidenza che il comparto della cultura potrebbe più prosaicamente avere sul nostro quotidiano, senza scomodare alcuna Venere.

Una riflessione a titolo di esempio: che senso ha candidare una località praticamente priva di efficienti collegamenti ferroviari, di università, di aeroporto, a "capitale culturale di qualcosa"? Risponderete che tutto ciò potrebbe permettere di colmare queste lacune. Perfetto: ma ne siamo realmente capaci e desideriamo proprio questo? Potrete facilmente evincere come il paradigma su cui agire si stia allungando: da cosa fare per rendere la domanda culturale fondamentale come un bene primario, al realizzarne l'offerta, permetterebbe un'esplosione di attività così incisive, da permettere e richiedere addirittura un cambiamento di mentalità per sostenerle. Ma è proprio questo che si vuole o è meglio rischiare la figuraccia di un insuccesso, forse qualche indagine per appalti più o meno limpidi, accaparrarsi qualche fondo, in nome di un proclama culturale "patinato" ed all'ombra di tanta sbandierata opportunità.

Fare cultura è cosa seria: è agire su vite, destini, relazioni. È aprirsi al cambiamento, con conseguenti ripercussioni su quotidiano, carriere e poteri di ogni natura e livello. Le tante persone che sono attratte dal procurarsi da vivere attraverso il comparto culturale sono proprio donne e uomini che desiderano coltivare, innanzi tutto, su loro stessi tale propensione al cambiamento, perché è questo che si rischia ogni volta che si è curiosi, intellettualmente onesti, alla continua e vera ricerca dei nostri motivi esistenziali, i cui risultati non si possono egoisticamente trattenere, ma, in nome di quella stessa attitudine all'apertura, debbono essere condivisi, accettandone l'altrui condivisione.

Quando i genitori non saranno più angosciati al pensiero che i loro figli si possano mantenere ed essere appagati, facendo di mestiere l'attore, lo scrittore, il restauratore o l'editore come l'idraulico del piano di sopra, l'avvocato dell'attico o il Presidente della Repubblica, allora potremmo considerare la nostra Nazione candidabile a qualcosa nei confronti della condivisione della conoscenza. Sino ad allora tutto continuerà a sapere di illusione di poveri sognatori incompresi e di opportunistica vanità politica.


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Titolo: "NM monografie: musei d'impresa" - Codice: I130607.0827.DDC.AP.man/INET1604151130MANA1 - Autore: Network Museum - Ultimo aggiornamento:15/04/2016
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