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Dalla redazione
Tempi e musei
a cura della redazione di Network Museum

A molti la parola "museo" evoca tempi trascorsi, sovente epoche lontanissime, luoghi di cose preziose, tramandateci dopo averle strappate alle fauci del tempo o alle sabbie mobili dell'oblio e della perdita.

Noi di Network Museum, sovente disposti in direzione "ostinata e contraria", desideriamo constatare se e come possa interagire la vastissima platea di quelle cose esposte, ferme ad aspettare, con quanto accada attorno alle stesse ed a noi.

È una curiosità che si estende anche a tutti coloro che con i musei e le varie espressioni espositive interagiscono, dai custodi ai direttori, passando per gli addetti alle pulizie per arrivare agli uffici stampa. Come il museo percepisce, vive e si rapporta alla contemporaneità? L'accaduto può essere strumento di comprensione di ciò che avverrà e quali sono i sentimenti e le riflessioni di chi anima queste memorie ispiratrici?


Immagine: fotomontaggio da fonti che ritraggono persone che fuggono dall'areoporto di Bruxelles il 22 marzo scorso e dalla Siria. Mai sovrapposizione è stata più semplice e più eloquente.

Facile è evincere che stiamo procedendo nel solco della "sensorialità" e della percezione emotiva della conoscenza, di cui da tempo vi stiamo parlando, estendendola, in questo caso, oltre le pareti di musei e gallerie, che diventano solo il luogo di una prospettiva particolare, privilegiata forse.

Quante volte, contrariamente a quanto accade per molti centri di istruzione ed università, basti pensare alla Sorbonne francese, dai musei si è levata una voce, un indirizzo, una presa di posizione, una proposta, un moto di spirito? Ci risponderete che non è compito dei musei fare ciò, soprattutto per quelli nazionali, soprattutto alla luce dell'ultimo decreto emanato dal ministero. A noi non rimane, quindi, che ribadirvi il tema dell'anno: cos'è, quindi, un museo? Cosa ricavare da collezioni, a volte, forzatamente ammirate, perché chi si oserebbe mai dire ad alta voce, come il Ragionier Fantozzi, che gli affreschi della Sistina sono una schifezza!

Questo mondo museale ed in genere quello che si definisce culturale, appare, a volte (molte purtroppo) a noi di Network Museum, incredibilmente bigotto ed autoreferenziante.

Permetteteci un esempio di vita professionale "vissuta". Un museo ha varato una nuova attività (dal risultato assai scarso, sia per come è condotta, sia per la partecipazione) atta a coinvolgere il pubblico. Il nostro istituto si è presentato ed ha offerto di registrare un'intervista per meglio comprendere e presentare l'iniziativa al nostro pubblico (certamente superiore in numero a quello del museo in questione). Il primo contatto, privo di qualsiasi capacità della persona interpellata "superbamente timorosa" a presentarsi, ad estrarre uno straccio di biglietto da visita, è stata la dichiarazione della stessa che avrebbe prima comunicato il tutto alla sua direzione (che evidentemente non è stata capace a delegare), senza informarsi su chi fossimo, sul perché del nostro interesse alla loro fallimentare attività, o su decine di altri quesiti atti a creare, almeno tra colleghi, un clima di interazione in nome della conoscenza, del sapere e della ricerca. Nessuna telefonata o comunicazione di altra natura è giunta alla nostra redazione: se qualcuno si interessa del nostro lavoro, anche se ne sia lampante la scarsa riuscita, proprio per migliorarlo (soprattutto se pagato da soldi di tutti), cerchiamo di darci da fare e di cogliere ogni opportunità di confronto e suggerimento, anche critico, anche se potrà costare molto in termini di giudizio e di lavoro riparatore. Questo è essere intelligenti ed essere liberi e creativi nello scegliere se rimanere nell'inutile torre autoreferenziale (lamentandosi sempre del terribile lavoro usurante e precario che si svolge nei musei) o aprirsi alla comunità scientifica ed alla società civile, che è quella che ci mantiene ed è quella, a cui si DEVE prestare il servizio. I beni culturali pubblici, sono tali perché non sono dei ministeri o dei comuni, ma sono di tutti i cittadini, che pochi eletti DEVONO mettere al servizio della collettività, poiché pagati per questo. Ogni volta che "la cultura" si riempie di sé è inutile agli altri, non è più intelligenza collettiva, è barbarie, è dittatura e, come tale, non ha senso che esista nell'ordinamento sociale costituzionalemte dichiarato (almeno formalmente) e che continui a costituire un privilegio di pochi, per mantenersi e recitare il ruolo della classe intellettuale di regime, martire ed incompresa.

Con questa nostra sezione desideriamo proporre al mondo museale di partecipare al dibattito collettivo contemporaneo: solleciteremo risposte sui più svariati temi, forse neppure direttamente coinvolgenti le collezioni o l'ambito dei nostri interlocutori. Non importa: desideriamo conoscere sentimenti, emozioni, pareri, idee, proposte e risposte di coloro che costituiscono uno dei pilastri del sistema di propagazione della conoscenza e della formazione continua delle coscienze.

Desideriamo, in tal senso, segnalare, ancora una volta, un'iniziativa, di cui abbiamo già trattato in questo sito e che esprime perfettamente lo spirito con cui abbiamo pensato questa sezione. Si tratta dell'evento, terminato in proroga alla fine dello scorso febbraio, "Il Bardo ad Aquileia. Tesori dal Museo Nazionale del Bardo al MAN di Aquileia". Lo avevamo segnalato e ne abbiamo parlato in un nostro redazionale, perché rappresenta una delle rare risposte dell'ambito culturale, e soprattutto, museale, ai luttuosi fatti accaduto in Tunisia lo scorso anno. Una brillante operazione atta a sostenere i colleghi d'oltremare ed a permettere, malgrado tutto, il dibattito, la riflessione e la fattiva attenzione della prospettiva culturale su fatti che solo con la cultura si potranno risolvere: tutto il resto sarà solo figlio del ritardo, una toppa sullo strappo di un abito sdrucito. Questo significa fare della presenza museale un centro di incontro, di confronto, di risposta e di proposta, riproponendo, ancora una volta come espressione calzante, la nostra definizione di cultura come "condivisione di strategie di sopravvivenza".

Il fotomontaggio proposto in alto a destra di questa videata accompagna l'editoriale d'esordio di questa sezione, dal titolo: "Bruxelles, 22 marzo 2016" e firmato Adriana Assini, scrittrice, studiosa di storia e pittrice, che proprio in quei tragici giorni esponeva nella capitale belga. Abbiamo scelto questa fotocomposizione, come immagine di apertura del primo contributo, perché si presta a testimoniare che le vittime della violenza sono tutte uguali così come sono terribilmente identici i risultati delle barbarie: si ottengono solo e sempre masse che fuggono, che le torri di avorio di colti benpensanti non potranno mai difendere, come neppure il blasone di aver conquistato parità tra sessi ed individui, tecnologie e "bla, bla fritti", se questi sono serviti solo a creare altri steccati e non sono stati utilizzati per abbattere i reali impedimenti alla comprensione, alla volontà di considerarci un'unica umanità e di credere, veramente, che la nostra ipocrisia ed il nostro egoismo siano il nostro reale e comune nemico.


Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- Il Bardo ad Aquileia. Tesori dal Museo Nazionale del Bardo al MAN di Aquileia
- Ragione d'essere
- Bruxelles, 22 marzo 2016

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Titolo: "Tempi e musei" - Codice: I130607.0827.DDC.AP.man/INET1604301000MANa2 - Autore: Network Museum - Ultimo aggiornamento:30/04/2016
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