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Musei e media
Da "La Stampa" del 05.02.2017
a cura della redazione di Network Museum

Desideriamo inaugurare questa nostra nuova sezione dedicata a come i mezzi di comunicazione presentino il fenomeno museale, prendendo spunto da un'intervista del quotidiano torinese, "La Stampa", del 5 febbraio scorso, che potrete leggere su sito del giornale piemontese, agendo sul collegamento inserito in calce a questa sezione, nello spazio dedicato alle fonti, agli approfondimenti ed ai collegamenti.

Lo scopo di questa rubrica non risiede nell'esprimere giudizi sulla qualità giornalistica di quanto acquistato e letto, neppure siamo interessati a soppesare stili o approcci linguistici. Siamo ricercatori e riteniamo opportuno, vista la missione del nostro istituto e lo scopo di questa sperimentazione su internet, utilizzare anche questa occasione, per ragionare dei musei e del loro ruolo. Pertanto, chi pensasse di trovare polemiche, scandali e facili motivi di imbarazzo rimarrà deluso. Chi, invece, desidererà, autore in primis, esprimere le proprie opinioni sulla disamina che seguirà, potrà farlo attraverso i campi collegati a Facebook oppure scrivendo alla redazione scientifica di Network Museum presso la società Infogestione.

Espresso quanto doveroso esprimere, possiamo procedere con il nostro esame. Si tratta di un'intervista, inserita nella rubrica intitolata


Albert Anker
"Contadino belga che legge il giornale"
(1878)
http://www.mahn.ch/
Fonte immagine: http://www.varesenews.it/

"Domenica con Alain Elkann", rilasciata da Davide Gasparotto, "Senior curator" alJ. Paul Getty Museum. Risulta essere priva di introduzione: non possiamo quindi conoscere i motivi della scelta editoriale, su cui, come già anticipato, non ci permettiamo di esprimere neppure commenti: ognuno a casa propria scrive come desidera. Il dialogo riportato è composto da 10 domande e relative risposte, che vertono sui motivi del nuovo incarico dell'intervistato presso il J. Paul Getty Museum, conosciuta e prestigiosa istituzione museale di Los Angeles (http://www.getty.edu/museum/), per poi concentrarsi su aspetti legati al valore delle opere sul mercato, alla disponibilità finanziaria del museo statunitense ed alla situazione del sistema museale italiano.

L'occasione fornita dalla segnalata intervista è particolarmente interessante per due motivi. Il tema di NM per il 2017 è la "configurazione", ovvero gli effetti suscitati da un episodio espositivo rispetto alla rappresentazione, che un individuo si crea della realtà circostante. La seconda, ed approfittiamo ancora dello storico quotidiano torinese, ci è fornita dalla notizia apparsa a pagina 9, oltre che su testate e telegiornali nazionali, circa la lettera indirizzata al Presidente del Consiglio su iniziativa del "Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità", in cui si denuncia la grave impreparazione degli studenti italiani relativa all'uso della lingua "nazionale". La notizia, inoltre, appare a fianco dell'ennesimo allarme statistico sulla ormai "tipica" poca propensione degli italiani alla lettura.

I citati aspetti ci hanno portato ad analizzare l'intervista in questione alla luce delle seguenti domande: "Che impressione possono trarre i lettori, soprattutto quelli in età scolare, circa la ragione d'essere di un museo alla luce di quanto chiesto nell'intervista? Si potrebbero verosimilmente sentire attratti da un contesto simile, soprattutto, se non appartenenti a ceti facoltosi"?. La seconda domanda, ovviamente e banalmente, assume connotati quanto mai retorici nonché teorici.

Dall'intervista emerge un contesto molto più simile al consesso di collezionisti ricchi, in lizza per possedere qualcosa di prezioso solo perché costoso e venduto in luoghi estranei alla maggior parte delle persone, per estrazione e per tipologia di attività quotidiana, che non oggetti di rara espressività prodotte da i più dotati appartenenti al nostro genere per esprimere qualcosa alla nostra collettività. Ci permettiamo di ritenere, con tutto il rispetto per l'autore, un approccio simile molto limitativo sia nei confronti della professione del curatore che del ruolo museale. Di particolare interesse, a questo proposito, il tentativo di approfondimento dell'intervistato a proposito della vocazione territoriale dei musei italiani, che secondo il nostro modestissimo parere, sarebbe stato veramente utile indagare, invece di chiedere se al Getty Museum vi potessero essere collaboratori capaci. Pensiamo che il Curatore, almeno per buona creanza, non abbia avuto altro modo di esprimersi, se non come risulta.

Per il resto sembra che i riferimenti alla solita capacità straniera, alla carriera dell'interessato ed al nostro problematico sistema museale siano sufficienti né a suscitare il mito dell'eccellenza italiana fuggita all'estero, poiché non ci pare che l'intervistato abbia usato toni da simile dramma, né a proporre una approfondita analisi del sistema museale nazionale. È un po' come quando si sbandierano numeri da folla calcistica al termine delle giornate ad accesso museale gratuito. Quanti sarebbero disposti a pagare una somma pari ad un ingresso allo stadio per entrare in un museo, magari di provincia? Perché si sono recati al museo, proprio in quelle giornate? Come ne sono usciti? Che tipo di ricaduta qualitativa e quantitativa provoca un museo nel suo intorno geografico e sociale? A queste domande non leggiamo o sentiamo mai alcuna risposta.

Potrà, quindi, un giovane diplomato, tutto cellulare e "reality", neppure in grado, a quanto pare, di scrivere in italiano corretto, forse proveniente da precarietà familiare (e ve ne sono molti, sempre di più), che da anni si sente ripetere che non troverà lavoro e che passerà la vecchiaia in povertà, sentirsi attratto da quella cosa per ricchi, che sono i musei e che è la cultura? Intendiamoci, lo abbiamo già ripetuto più volte: non ci permettiamo di criticare il pezzo o il suo autore. Il redattore ha espresso, molto bene peraltro, il prodotto di un ambiente, di un modo di pensare e di agire, tipici del settore e di un certo ceto. Per rendersi conto di questo basti frequentare qualche conferenza (per non lavoratori, ovviamente, visto che raramente gli orari sono stabiliti, almeno a Torino, oltre le 18) ed esaminare la composizione della platea, dove sempre più sovente i cinquantenni sono tra i più giovani.

È un'espressione giornalistica, quella appena analizzata, che splendidamente descrive una certa "configurazione", per tornare al nostro tema dell'anno, e ci parla della cultura come una delle cose più lontane dalla vita di tutti i giorni. Non sappiamo quanti, se si trovassero sul conto 18 milioni di dollari, avrebbero, come primo desiderio, quello di acquistare un dipinto: abbiamo difficoltà a concepire il dato. In un mondo dove tutto sembra avere un prezzo (anche se, personalmente ed umanamente non ne siamo proprio convinti) e la sola ricchezza che pare possa dare dignità alle persone sembra essere proprio il denaro, vista la concentrazione crescente di questo in poche, solite tasche, forse sarebbe più saggio e utile per tutti chiedersi se vi possa essere qualcosa di utile per rendere questa umanità dolente degna di specchiarsi la mattina. Per noi il mezzo esiste e lo chiamiamo cultura, che nulla ha a che fare con carriere, soldi e possesso.

Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- L'intervista: http://www.lastampa.it/2017/02/05/societa/mi-manca-litalia-ma-in-usa-i-musei-sono-una-potenza-Hng8wI7ZI7IBYlV4wuFPTL/pagina.html
- Il collegamento al J. Paul Getty Museum:
http://www.getty.edu/museum/
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Dalla redazione: "Musei e media"

 

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Titolo: "Da "La Stampa" del 05.02.2017" - Codice: I130607.0827.DDC.AP.man/INET1702070800MANa2 - Autore: Network Museum - Ultimo aggiornamento: 07/02/2017
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