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Musei e professioni
Comunicare la cultura
a cura della redazione di Network Museum

Il secondo appuntamento con questa nostra sezione dedicata alle professioni del settore museale e, più in generale, della didattica espositiva o collettiva, è dedicato alla figura del comunicatore museale e culturale.

Dobbiamo, per onestà intellettuale, denunciare una certa fatica da noi accusata nel reperire professionisti del settore disponibili e collaborativi: scarsa propensione a considerarsi parte di una comunità scientifica, assillante timore gerarchico, congestione operativa, sintomo di pessimo management, sono le cause, che hanno procurato a noi tanto disagio nel cercare di dialogare con coloro, che del dialogo dovrebbero essere gli artefici. Collegato al denunciato aspetto, e dello stesso conseguenza, abbiamo riscontrato che, anche nell'ambito culturale, sta dilagando la preoccupante minaccia della confusione tra "vendere un servizio culturale" e "comunicare una proposta culturale", tra "quantità" e "qualità", tra effimero e sostanza. Titoli sensazionalistici, promesse di opere inesistenti o prive di reale intorno didascalico ed una comunicazione, che non risponde a quanto, in realtà, il visitatore, potrà o dovrebbe reperire presso le sedi espositive, recano certamente danno ad un comparto particolarmente strategico per lo sviluppo individuale e sociale.

La nostra ospite, Emanuela Ientile, che ha accettato di condividere con NT la sua visione del comunicare cultura, è tra le voci, che, lavorando sul campo lontano dall'inerzia facile, che caratterizza la comunicazione dei "soliti siti culturali nazionali", cerca di focalizzare l'attenzione su territori di pari valore e notevole potenzialità, relegati, come per molte realtà nazionali, alla periferia "dell'impero culturale", di cui iniziamo ad essere gli eredi decaduti.




"Castello di Gerace"
Emanuela Ientile
(smalto ad acqua)
Fonte immagine: http://www.letteraturaalfemminile.it/

 

 



Emanuela Ientile

Emanuela Ientile nata a Locri (RC) nel 1971, ha vissuto a Grotteria (RC), suo paese d’origine, grazioso centro dell’entroterra reggino. Sin da piccola manifesta uno spiccato interesse per il mondo dell’arte e della letteratura. Dopo la Licenza Media si iscrive al Liceo Artistico di Siderno dove studia sotto la guida di docenti d’Arte e di Letteratura quali Saro Lucifaro, Gaetano Zito, Liliana Condemi, Miranda Sfara e Giuseppina Polito.
Dopo la Maturità artistica si forma all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria dove studia sotto la guida dei maestri d’arte della Scuola Napoletana contemporanea quali Luca Monaco, Ugo D’Ambrosi e Luigi Malice. Terminati gli studi accademici partecipa a diverse mostre e Premi d’arte e organizza le sue prime mostre personali; lavora come grafico creativo presso alcune agenzie di comunicazione e marketing della provincia reggina.
Nel 1999 inizia a scrivere articoli e recensioni per alcune riviste culturali e giornali online calabresi, sotto la guida di Antonio Condò, giornalista Rai, col quale collabora anche per la documentazione fotografica e la stesura del libro “La rivolta del megafono”, scritto all’indomani del delitto Fortugno. Collabora col “Quotidiano della Calabria” come corrispondente da Gerace (RC), città d’arte, inserita ne I Borghi più belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring Club, dove vive e lavora da alcuni anni.
Da anni collabora con “Gazzetta del Sud” quale corrispondente da Gerace, da Locri e dai centri limitrofi, occupandosi prevalentemente di cultura, attualità, ambiente, politica e società.
È iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Albo Collaboratori-Pubblicisti; è docente abilitata all’insegnamento delle materie Disegno e Storia dell’Arte; ha ideato e progettato alcune campagne di comunicazione per agenzie di sviluppo locale, nell’ambito dei programmi comunitari europei “Leader” e “Leader Plus”. È presidente del Club per l’Unesco di Gerace. È partner culturale del Liceo “Mazzini” di Locri col quale ha collaborato nell’ambito del PON “Dalla Scuola al Museo” curando la didattica museale e la progettazione di un depliant multilingue per il Museo Archeologico della Città di Gerace.
È stata per alcuni anni responsabile dell’Ufficio Comunicazione e Immagine della Città di Gerace, per il quale ha curato la comunicazione istituzionale e l’organizzazione di alcuni eventi culturali, di spettacolo, arte e moda, tra cui: “Gerace Libro Aperto”, “Il Borgo Incantato”, “Premio Sparviero d’argento”, “CulturAutunno”, “Natale a Gerace”, “Scuola di Alta Formazione in Studi Filosofici”, “Premio Zaleuco”, “GeracEventi”, “Settimana Unesco per lo sviluppo sostenibile”, “Gerace Città Federiciana”.


Emanuela Ientile è contattabile all'indirizzo: EmanuelaIentile@libero.it


Network Museum: Chi è Emanuela Ientile?
Emanuela Ientile:
È, innanzi tutto, una persona nata, forse, per amare e coltivare la bellezza. Una persona che non prova vergogna ad affermare che si emoziona di fronte alle bellezze del Creato e dell’Arte in ogni sua espressione. Dovendosi definire in termini più…comuni è una giornalista pubblicista, esperta nella pianificazione della comunicazione culturale, dello spettacolo e istituzionale; docente di Disegno e Storia dell’Arte e di Discipline Pittoriche, nonché artista visiva e grafica creativa.
   
Network Museum: Cos'è la cultura per Emanuela Ientile?
Emanuela Ientile:

La cultura è il frutto dell’unione tra l’amore per il sapere e le proprie competenze; continuamente alimentata dal desiderio di conoscenza. È tutto ciò che contribuisce ad arricchire il campo delle proprie esperienze personali, a partire dal proprio lavoro, fino ai propri gusti musicali, artistici e storico-letterari. La cultura è un’esperienza sensoriale intima ed intensa che galvanizza la mente, la apre a nuove possibilità e la mantiene dinamica e attiva. La cultura, però, non assolve al proprio compito se non la si mette a disposizione degli altri.

   
Network Museum: Cos'è un museo e cosa significa lavorare nel sistema museale?
Emanuela Ientile: Un museo è un’entità viva, un luogo straordinario in cui il frutto della creatività dell’uomo trova la sua piena rappresentazione presentandosi ai visitatori per essere condiviso, ammirato, criticato, giudicato…invidiato. È un percorso che coinvolge lo spettatore nella narrazione di esperienze, avventure, successi, talvolta anche fallimenti e rinascite dell’uomo. Lavorare in un sistema museale significa essere parte integrante di quel percorso, promuoverlo e condividerlo con le persone.
   
Network Museum: Musei, parchi culturali, gallerie: servono? A cosa?
Emanuela Ientile: Sono certa che essi abbiano una grande utilità, proprio perché sono convinta che possono comunicare e interagire con le persone stimolando in loro sensazioni, emozioni e sentimenti. Sono luoghi privilegiati nei quali il tempo si ferma per riportare il visitatore in nuove e sconosciute realtà (culturali, temporali, storiche, etc..) grazie alle quali studiare, e capire, culture, costumi, tradizioni che diversamente resterebbero sconosciuti o si ridurrebbero a semplici enunciazioni incapaci di suscitare emozioni ed interrogativi.
   
Network Museum: Cosa significa occuparsi della comunicazione di un museo?
Emanuela Ientile: Significa, prima di tutto, essere in grado di trovare- e se necessario creare affidandosi alla propria capacità, alla propria inventiva- le formule più adeguate perché la comunicazione raggiunga, interessandoli, i destinatari del messaggio. Significa, pertanto, riuscire a trasmettere, a trasferire nel potenziale e sconosciuto interlocutore (radiofonico, televisivo, lettore, navigatore web, etc..) stimoli ed interessi tali da suscitare il desiderio, l’esigenza di approfondire “l’argomento” fino a volerlo conoscere, apprezzare, studiare personalmente, da vicino. Occuparsi della comunicazione di un museo, comunque, non può prescindere da un preventivo studio, esame della situazione e delle condizioni socio-ambientali e culturali dell’intero territorio (locale, provinciale e regionale) in cui il museo stesso insiste in quanto le potenzialità di quest’ultimo potrebbero essere condizionate proprio da altri fattori sebbene estranei, non coincidenti e non invalidanti la realtà museale in questione.
   
Network Museum: Come considera il sistema della comunicazione museale in Italia, soprattutto rispetto agli standard europei?
Emanuela Ientile: Anche se negli ultimi anni è migliorato, a mio avviso non è ancora a livelli ottimali rispetto agli standard europei. Si potrebbe fare molto di più in termini di investimenti non solo economici, ma anche e soprattutto qualitativi. Credo che il sistema della comunicazione museale debba trovare ancora la chiave giusta per riuscire ad “aprire” la curiosità e l’interesse di tutte le fasce sociali utilizzando formule convincenti; soprattutto tra i giovanissimi. Sarebbe pertanto opportuno investire di più nella comunicazione e nelle sue strategie.
   
Network Museum: Quanto dipende dalla comunicazione il successo di un ente museale o di un evento? La comunicazione museale e culturale è sempre "eticamente" corretta? Chi difende i "fruitori" di servizi culturali e museali?
Emanuela Ientile:

Moltissimo. Nell’era digitale è fondamentale raggiungere tutte le fasce di pubblico attraverso una comunicazione che sia essenziale, mirata ed efficace. La comunicazione museale e culturale purtroppo non è sempre eticamente corretta, poiché dovrebbe offrire al pubblico un prodotto libero da ogni condizionamento. Prima d’ogni altra cosa credo che essa debba presentarsi non come una prerogativa elitaria bensì come uno strumento d’uso frequente e comune che introduce ad un mondo, la cultura, appunto, che appartiene all’umanità intera, senza barriere e senza discriminazione alcuna. La “difesa” dei fruitori di servizi culturali e museali va affidata a quanti devono costruire ed inviare loro messaggi intellettualmente onesti, trattati asetticamente. Ritengo deprecabili certi modi di offrire servizi culturali e museali affiancandoli a messaggi, o peggio, veicolandoli servendosi di strumenti, che nulla hanno a che spartire con la cultura ma solo con trovate pubblicitarie a fini prettamente economico-commerciali; puro consumismo, insomma.

   
Network Museum: La cultura può essere veramente una componente di sviluppo sociale ed economico?
Emanuela Ientile: Ne sono assolutamente convinta. La cultura non solo aiuta a crescere e a migliorare le proprie esperienze e competenze, ma è uno strumento di sviluppo economico dal potenziale notevole, purtroppo, talvolta sottodimensionato. La cultura, infatti, è uno stimolo fisiologico che alimenta l’esigenza di altra cultura; la volontà di conoscenza, di sapere, di approfondire e, pertanto, invita alla ricerca, ai viaggi, alla creazione di nuovi rapporti interpersonali, alla permanenza seppure temporanea in località oggetto d’interesse.
   
Network Museum: Sovente le agenzie ed i media diffondono numeri da stadio circa le presenze registrate alle biglietterie dei musei: quanto questo fenomeno, presentato come "di massa", è utile al sistema museale nazionale ed alla cultura? 
Emanuela Ientile: Credo che questo metodo utilizzato per rendicontare, per stilare un bilancio delle presenze in questo o quel museo, in questa o quella località d’interesse culturale non giovi certamente al sistema museale nazionale né alla cultura stessa. Ridurre patrimoni d’inestimabile valore ad un puro bilancio ragionieristico significa dare agli stessi solo un valore estremamente riduttivo in termini economico-consumistici dimenticando quello che, invece, è il pregio, il valore del bene in sé sia sotto l’aspetto culturale che storico; sotto il profilo delle emozioni che esso può generare nel visitatore. Ritengo altresì che, poiché viviamo in una realtà in cui il condizionamento mediatico-pubblicitario riesce a “pilotare” le scelte degli “utenti” ( in tutti i settori, purtroppo), la diffusione dei numeri da stadio contribuisca solo ad incentivare, a spronare ulteriori presenze laddove esse sono già incontenibili a discapito di località, musei, patrimoni erroneamente considerati “minori” e che, invece, custodiscono gioielli d’arte e di cultura purtroppo ancora sconosciuti. I numeri, dunque, vengano valutati dai Musei al proprio interno, per capire come meglio gestirsi o migliorarsi ma non vengano dati in pasto alla collettività. Ci si limiti a quella buona, corretta ed onesta comunicazione di cui ai punti precedenti.
   
Network Museum: Si parla molto dei poli museali di livello nazionale: come considera la moltitudine di offerte museali presenti capillarmente su tutto il nostro territorio?
Emanuela Ientile: È evidente che una ricca presenza di offerte museali significa anche presenza di numerosi patrimoni artistico-culturali da conservare ed offrire alla collettività. Tale presenza dovrebbe corrispondere anche ad una ricca richiesta di cultura e di conoscenza del settore. Credo, però, sia necessario tenere lontano il rischio che tante offerte museali si trasformino in ghiotte occasioni per costruire carriere e creare ulteriori apparati burocratici di cui la nostra Nazionale farebbe volentieri a meno: la burocrazia è nemica della cultura!
   
Network Museum: Come siamo considerati dal pubblico e dai sistemi museali internazionali?
Emanuela Ientile: Il quesito è certamente interessante e richiederebbe una risposta altrettanto adeguata. Credo che anche in questa valutazione il pubblico ed i sistemi museali internazionali ci considerino sulla base delle loro conoscenze che indubbiamente, azzardo un’ipotesi, riportano ai sistemi museali più grandi e più noti. Per poter dare una risposta più rispondente alla realtà, pertanto, ritengo sia opportuno prima capire che considerazione abbiano di noi in un contesto generale, il più esteso possibile e non …elitario.
   
Network Museum: Come sta cambiando la comunicazione museale con l'avvento delle nuove tecnologie telematiche e come sta variando la fruizione dell'offerta museale?
Emanuela Ientile: Indubbiamente l’avanzare delle nuove tecnologie telematiche sta condizionando - e non a caso uso questo verbo - vistosamente la comunicazione museale e, di conseguenza, il modo di fruire l’offerta museale. Il diffondersi di applicazioni, programmi e quant’altro consente, anche a chi è impedito, per vari motivi, di vivere direttamente l’esperienza d’una visita ad un museo, di arricchire comunque il proprio bagaglio di conoscenze e di “avvicinarsi” al mondo museale. Anche in questa forma di comunicazione, pertanto, si riscontrano tutti i cambiamenti già ravvisati in tutte le altre forme e materie di comunicazione da cui deriva, ovviamente, una più larga fruizione dell’offerta stessa. Ritengo, però, e qui chiarisco il perché di quel “condizionando” non a caso utilizzato all’inizio di questa risposta, che vi sia dietro l’angolo, sempre in agguato, il rischio che le tecnologie telematiche possano “rallentare”, “placare”, “anestetizzare” nell’utente l’originario desiderio, la primaria “spinta” di conoscere “dal vivo” i patrimoni museali sotterrando, così, quella sana esplosione di emozioni, quella carica di ammirazione che solo l’esperienza “diretta”, “de visu”, può provocare. Con tutti gli effetti che ne derivano.
   
Network Museum: Come vede il futuro della museologia e dell'esposizione culturale in Italia ed all'estero, specialmente nel settore della comunicazione della produzione culturale e dell'evoluzione della domanda a questa relativa?
Emanuela Ientile: Fondamentalmente sono una persona ottimista, per cui non posso che vedere questo aspetto in termini migliorativi. L’Italia è un Paese che vanta i più preziosi e numerosi patrimoni artistico-culturali del mondo. Un presupposto fondamentale per essere ottimisti e per operare sempre in termini migliorativi. È però necessaria un’inversione di tendenza su più fronti: da quello politico-istituzionale a quello scolastico; da quello sociale a quello economico. Paradossalmente viviamo in una Nazione in cui i bilanci pubblici, a vari livelli istituzionali, prevedono le più basse risorse da destinare alla cultura e, conseguenzialmente, a tutte le sue espressioni. In tale contesto la comunicazione può dare una mano consistente, anche attraverso una proficua opera di sensibilizzazione e di costruttiva “denuncia”. Pensare di offrire attraverso la comunicazione solo “spaccati” positivi, nascondendo la classica polvere sotto il tappeto, è sicuramente dannoso e non giova al futuro, né della museologia né dell’esposizione culturale.
   
Network Museum: Cosa può offrire ai giovani la comunicazione museale?
Emanuela Ientile: Tantissimo. Può innanzitutto sfatare il falso mito che i musei sono luoghi noiosi adatti agli “addetti ai lavori” e ai “cultori della materia”, da visitare solo in occasione di viaggi di istruzione o uscite didattiche spesso inconcludenti. La comunicazione museale, se efficace e mirata, può far comprendere ai giovani quanta energia possa trasmettere loro. E soprattutto può essere un potente mezzo educativo e didattico. Ovviamente anche la comunicazione deve seguire dei “gradi”, dei “percorsi” a seconda dell’età dei giovani cui essa è diretta. Sarebbe impensabile, a mio avviso, comunicare coi bambini delle primarie utilizzando lo stesso “linguaggio” (non solo quello scritto o parlato, ovviamente) destinato agli adolescenti o agli studenti delle superiori o, ancora, delle Università. La comunicazione museale deve riuscire, in primis, ad aprire un “varco” nell’attenzione, tra gli interessi dei destinatari (in base all’età). Questo può avvenire esprimendosi in termini e con linguaggi rapportati agli interessi dei giovani d’oggi (anche con la musica, laddove necessario; o con i fumetti; con i cartoni animati). Perché dunque, giusto per essere più chiara ed esplicita, non pensare ad una comunicazione museale per i bambini delle Elementari offrendo ad essi un tema, un reperto museale raccontandolo, spiegandolo con altri strumenti coi quali i giovani hanno già familiarità e per i quali manifestano interesse?

 

Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- https://www.facebook.com/emanuela.ientile?fref=ts
- https://www.youtube.com/user/emanuelaientile

 

 

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Titolo: "Comunicare le cultura" - Codice: I130607.0827.DDC.AP.man/INET17041000MANa3 - Autore: Network Museum - Ultimo aggiornamento: 18/04/2017
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