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Percorsi sonori
Intervista a Stefano Iatosti
con Stefano Iatosti

Non potevamo certo esimerci dal presentare chi, con noi di Network Museum, sta condividendo l'esperienza dei "Percorsi sonori", giunto al suo secondo appuntamento. Lui è Stefano Iatosti, filosofo, insegnante e scrittore, attivo nella divulgazione culturale e nella didattica musicale. La breve nota biografica, che abbiamo di seguito inserito, ed i collegamenti posti in calce a questa pagina, permetteranno il reperimento di una presentazione, certamente, più completa.

Abbiamo riservato questo spazio a Stefano Iatosti non solo per presentare uno dei partner di Network Museum, ma anche per poter descrivere questa nostra nuova sperimentazione editoriale, dedicata alle arti figurative ed al rapporto con le sonorità del loro tempo, attraverso le dirette parole di colui che ne sta curando i contenuti.

Come sempre è possibile, per coloro che in numero costantemente crescente ci seguono, intervenire sull'argomento, fruendo dei "plug in" di Facebook inseriti al fondo di questa pagina.




"L'altrove quotidiano",
l'ultimo lavoro di Stefano Iatosti


Stefano Iatosti. Nato a Roma, laureato in filosofia con una tesi in antropologia culturale, parallelamente ha compiuto studi musicali, diplomandosi in didattica della musica. Svolge la professione di insegnante nella scuola secondaria di primo grado. Oltre a saggi critici per alcuni cataloghi di mostre, negli ultimi anni ha curato i testi per l’app. storico-didattica "In volo nella Grande Guerra". Successivamente ha pubblicato "Savane sommerse", una raccolta di undici racconti brevi, con Lepisma editrice di Roma e "L’altrove quotidiano", un diario antropologico di viaggio in formato ebook, edito da Enzo Delfino.
Collabora con INFOGESTIONE per una serie di progetti editoriali e di ricerca inerenti il ruolo della musica nel "layout" espositivo e per Network Museum cura la sezione "Percorsi Sonori".


Stefano Iatosti è contattabile all'indirizzo: stefano.iatosti@gmail.com

Network Museum: Chi è Stefano Iatosti?
Stefano Iatosti:
Non credo di poter dare una risposta a meno che il “chi è” vada interpretato come “che cosa fa nella vita”: in questo caso, svolgo la professione d’insegnante di musica e allo stesso tempo scrivo. Mi ritengo sostanzialmente un narratore, uno che costruisce storie anche quando affronta questioni di ordine storico-critico. Agli studi di didattica della musica ho affiancato quelli filosofici, con particolare interesse per l’estetica e l’antropologia culturale.
Network Museum: Cos’è la cultura per Stefano Iatosti?
Stefano Iatosti:

Sono state proposte, della cultura, definizioni molto diverse e analizzarle, richiederebbe una trattazione a parte. Ma la domanda, credo faccia riferimento a una concezione operativa, legata alla prassi quotidiana, che nel mio caso è quella dell’insegnamento, la forma canonica della trasmissione culturale. Da questa prospettiva, le conoscenze, le tecniche, i modelli e i valori ne sono l’oggetto specifico. Nella scrittura critica, sia che riguardi l’arte sia la musica, evito, quanto è possibile, ogni forma di autoreferenzialità: il mio scopo è raggiungere un equilibrio formale e concettuale fra l’esattezza dell’informazione, la coerenza dell’analisi e la fruibilità del testo.

Network Museum: Come descriverebbe il suo rapporto con la musica ed il ruolo di questa nel contesto culturale e sociale?
Stefano Iatosti: Il mio rapporto con la musica è legato a differenti modalità di produzione, utilizzo e fruizione. Sono comunque, prima di tutto, un insegnante. Quanto al ruolo della musica in un determinato contesto sociale, questa è materia del mio insegnamento solo a livello generale. Si tratta di un tema senza dubbio troppo complesso e articolato per poter essere affrontato in questo contesto.
Network Museum: Cos'è un museo e qual è la ragione d'essere di tale istituzione per Stefano Iatosti, filosofo, musicista, scrittore ed educatore?
Stefano Iatosti: Un museo può essere inteso come contenitore strutturato di opere d’arte, oggetti, reperti e documenti di valore storico e culturale o anche come luogo d’incontro e trasmissione della cultura di un’epoca o di determinati gruppi sociali; se ne può mettere in risalto il carattere di collezione, da osservare e ammirare senza un reale coinvolgimento emotivo e intellettuale o adoperarsi affinché il visitatore viva l’esperienza della visita come una forma di arricchimento personale.
Network Museum: Perché abbinare musica ed arte figurativa? Quali sono i vantaggi nel percepire l'atto "artistico - culturale" secondo un approccio multidisciplinare?
Stefano Iatosti: Il rapporto fra le diverse arti e la musica è stato sempre molto vivo nelle diverse epoche: gli artisti del Cinquecento, per fare un esempio, non ignoravano quanto veniva prodotto nell’ambito musicale e spesso erano in grado di suonare uno strumento con buona padronanza tecnica. Anche nei secoli successivi ci sono stati vari casi di artisti con una buona preparazione musicale: d’altra parte la riflessione teorica sulle arti e le loro caratteristiche, le affinità e le differenze ha attraversato l’intera storia della cultura occidentale. Il punto di vista multidisciplinare non è invenzione recente: bisogna tuttavia considerare quanto la conoscenza della musica, ma anche della letteratura di un determinato periodo aggiunga alla comprensione di un quadro, di una scultura o di un edificio monumentale. Di sicuro, può offrire degli stimoli per ampliare le proprie prospettive di analisi e approfondire la conoscenza di uno stile e di un momento storico.
Network Museum: Cosa si propone attraverso la sezione che sta curando per Network Museum, intitolata "Percorsi sonori"?
Stefano Iatosti: Quanto viene proposto, attraverso i “Percorsi sonori”, è un modo per leggere l’opera d’arte inserendola nel suo tempo attraverso non un tragitto delineato in ogni aspetto, ma un accostamento fra diverse esperienze sensoriali. A un quadro di soggetto musicale, in cui si vedano ritratti musici e/o raffigurati strumenti e spartiti, viene associato un brano dell’epoca, scelto fra quelli che presentano affinità poetica ed espressiva con l’opera. Non un commento sonoro, dunque, ma un gioco di corrispondenze visive e auditive, che inviti alla riflessione e susciti il desiderio di approfondire, attraverso un percorso soggettivo, la conoscenza dell’artista, del compositore, del mondo artistico e culturale che le opere rievocano e rendono in qualche modo attuale, contemporaneo.
Network Museum: L'offerta musicale non è mai stata così "abbondante" come in questo periodo storico: come interpreta questa tendenza?
Stefano Iatosti: L’offerta musicale, anche se capillare, è senza dubbio inferiore a quella visuale, delle immagini fisse e in movimento. La presenza contemporanea di differenti mezzi e supporti moltiplica le disponibilità del mercato in una società improntata sui modelli e le strategie della pubblicità, nelle quali è dominante l’esigenza di un continuo rinnovamento dei prodotti e l’induzione di nuovi bisogni nei potenziali acquirenti.
Network Museum: Come influisce il progresso tecnologico sulla domanda e sull'offerta di produzione musicale? Come viene "vissuto" il "fare musica", o comunque il fruirne, in questo periodo di affermazione tecnologica, sovente veicolata proprio grazie alla facilità di coesistenza con l'arte musicale?
Stefano Iatosti: La possibilità di registrare la musica ha costituito la più importante novità nella storia dell’ascolto musicale e, in qualche misura, dell’interpretazione delle opere, non più limitate ai tempi e ai modi dell’esecuzione dal vivo. Da questo punto di vista, l’invenzione di mezzi sempre più avanzati di produzione e riproduzione dei suoni ha avuto un impatto meno rilevante, almeno per quanto riguarda il rapporto dell’ascoltatore con l’opera. Se è infatti riscontrabile una tendenza all’isolamento attraverso l’ascolto in cuffia, la dimensione sociale del concerto è ancora ben presente e anzi, le opportunità offerte dal web, la disponibilità di ogni tipo di musica, ne valorizzano il carattere di evento unico, per sua natura non riproducibile.
Network Museum: Come prevede l'evoluzione della sua ricerca dedicata all'approccio multidisciplinare tre le arti e di questa nei confronti delle entità museali ed espositive?
Stefano Iatosti: Credo che i “Percorsi musicali” possano svilupparsi in diverse direzioni, sempre in un’ottica di carattere divulgativo, attraverso la pubblicazioni degli articoli, la stesura di schede interpretative, la registrazione di brani da abbinare alle opere e via dicendo.
Network Museum: Come si immagina la musica del futuro?
Stefano Iatosti: Sono certo che, accanto all’uso di tecnologie sempre più sofisticate per la produzione di musica elettronica, verrà mantenuto quello degli strumenti tradizionali e non soltanto per l’esecuzione di brani del passato.
Network Museum: Come si immagina il museo del futuro?
Stefano Iatosti: Chiunque oggi visiti un museo, percepisce la distanza fra opera e visitatore, distanza fisica e ideale: tanto più l’opera è preziosa e nota al grande pubblico, quanto più verrà osservata da lontano, con timore reverenziale come davanti a un’icona. Spero che, nel museo del futuro, questo distanza, almeno dal punto di vista culturale, venga superata, fermo restando che la tecnologia non può sostituire l’esperienza della fruizione dal vivo ma solo integrarla.

Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- Percorsi sonori: http://www.networkmuseum.com/PERCORSI%20SONORI/PERCORSI%20SONORI%20-%20archivio%20sezione.htm

Note biografiche e reperibilità dell'autore in rete
Stefano Iatosti è presente su:
- Network Museum: autori
- I Caffe Culturali: http://www.icaffeculturali.com
- Web: http://stefanoiatosti.blogspot.it/; http://stefanoiatosti.blogspot.it/
- Facebook: https://www.facebook.com
- Linkedin: https://it.linkedin.com
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Titolo: "Percorsi sonori - Intervista a Stefano Iatosti" - Codice: I130607.0827.DDC.AP.man/INET1606161500MANa1 - Autore: Network Museum - Ultimo aggiornamento: 16/06/2016
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