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Percorsi sonori
Il velo di polvere
a cura di Stefano Iatosti

Evaristo Baschenis, bergamasco, è considerato il più grande pittore di nature morte a soggetto musicale. Strumenti musicali con spartito, dipinto fra il 1660 e il 1670 e conservato nell’Accademia Carrara, è uno dei suoi quadri più noti: vi sono raffigurati due liuti, una mandola, un violino e un basso di viola, con la cura estrema dei dettagli che sottintende una conoscenza approfondita. Erano, come sappiamo da un inventario, strumenti di proprietà dello stesso Baschenis, musico di buon talento. In un altro famoso dipinto, il pittore bergamasco si ritrae alla spinetta in compagnia di Ottavio Agliardi, un giovane esponente dell’aristocrazia locale, intento a suonare l’arciliuto.

Osservando Strumenti musicali con spartito, non possiamo che apprezzare il realismo impeccabile con cui sono restituiti superfici e volumi o il rigore dell’indagine ottica, ma ancor più ci colpisce il sottile strato di polvere sulla cassa armonica del liuto in primo piano. Una polvere minuta, impalpabile ma comunque dotata di massa e soggetta, come ogni altro corpo, all’attrazione gravitazionale. Perché dipingere la polvere, il velo che appanna la lucentezza della vernice sulle doghe di tasso?

Evaristo Baschenis
1617 - 1677
Giovanni Legrenzi
1626 - 1690

Come in ogni Vanitas, natura morta a carattere simbolico, che allude alla caducità dell’esistenza, la polvere evoca lo scorrere del tempo, il tempo di un’intera vita e il tempo racchiuso nell’esecuzione del quadro, il tempo dell’esposizione, una visione dispersa negli sguardi di chi osserva o ricorda. La polvere sottintende la durata: un quadro sopravvive quasi sempre all’artista, al committente, all’epoca in cui è stato dipinto, ai suoi criteri estetici, ai suoi valori. La polvere sottolinea il silenzio, l’immobilità degli strumenti e delle loro corde, un’armonia dissolta o che deve ancora prodursi. L’orgoglio del liutaio, il virtuosismo del musico, l’operosità dell’artista, tutto è destinato infine al silenzio, proprio come un accordo o un contrappunto, le cui vibrazioni svaniscono un attimo dopo la conclusione del brano.

C’è da chiedersi se, nell’opera in questione, il Prete Evaristo abbia voluto alludere a una composizione in particolare, da eseguire con quello specifico organico strumentale. Diversamente da Caravaggio, Baschenis non rende leggibile lo spartito: un modo per sottintendere la vacuità dell’arte musicale, il suo carattere fuggevole e inconsistente? Una sorta d’implicita condanna per la musica strumentale, futile poiché non destinata alla funzione sacra?

Evaristo Baschenis suonava regolarmente in un ensemble ed era pratico, verosimilmente, della nuova tecnica del basso continuo, l’armonizzazione su uno strumento a tastiera o a corde pizzicate di una o più parti melodiche, a partire dai bassi fondamentali. Ma quale musica si eseguiva e si ascoltava a Bergamo intorno alla metà del Seicento? Il compositore di maggior rilievo era Giovanni Legrenzi, bergamasco di Clusone. Di nove anni più giovane del Baschenis, anche Legrenzi venne ordinato sacerdote e dal 1645 al 1654 mantenne l’incarico di organista nella basilica di Santa Maria Maggiore. In seguito si trasferì a Ferrara e nel 1670 a Venezia, dove divenne maestro di cappella nella basilica di San Marco raggiungendo la fama sia come compositore di musica sacra sia come operista.

Sempre a Venezia, nel 1655, furono date alle stampe le sue Sonate a due e a tre op. 2. Da questa raccolta, si propone l’ascolto della sonata
n. 1, detta La cornara. I quattro tempi in cui è divisa sono ben caratterizzati tematicamente e dal punto di vista ritmico: al primo in stile fugato, con l’imitazione dei due violini e del basso, segue una variazione in tempo ternario, un breve movimento cantabile e infine la ripresa del tema d’esordio, prima della cadenza finale. Non sappiamo se il Prete Evaristo e il suo ensemble l’abbiano mai eseguita, ma ci piace immaginare quella stessa sala, scena fissa delle sue nature morte, mentre risuona delle note di Legrenzi. Per quanto effimero e fugace, per quanto vano e sfuggente, il piacere dell’ascolto e più ancora della musica d’insieme, è fra i più degni di essere provati.


Di seguito potrete prendere visione dell'opera "Strumenti musicali" di Evaristo Baschenis ed ascoltare il “La cornara - Sonata Op.2 No.1" di Giovanni Legrenzi. Potrete, inoltre, attraverso i collegamenti segnalati approfondire gli argomenti trattati e la conoscenza del nostro autore, condividere, attraverso i "plug in" di Facebook, le vostre opinioni in merito a quanto proposto.
Buon "ascolto-visione"!


"La cornara - Sonata Op.2 No.1" di Giovanni Legrenzi

Per ascoltare il file audio, agire sul "player" a fianco.


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Fonti, approfondimenti e collegamenti inerenti il tema
- L'opera pittorica: http://www.lacarrara.it/catalogo/58ac00105/
- La sonata: https://www.youtube.com/watch?v=WUdz2CYI0Ls
- Evaristo Baschenis: https://it.wikipedia.org/wiki/Evaristo_Baschenis
- Giovanni Legrenzi: https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Legrenzi

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Note biografiche e reperibilità dell'autore in rete
Stefano Iatosti è presente su:
- Network Museum: autori
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Titolo: "Percorsi sonori - Il velo di polvere" - Codice: I130607.0827.DDC.AP.man/INET1606140900MANa1 - Autore: Stefano Iatosti - Ultimo aggiornamento: 15/06/2016
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